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Un libro d'autore: la proposta di febbraio 2010

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HONORÈ DE BALZAC. SPLENDORI E MISERIE DELLE CORTIGIANE.

Copertina de "SPLENDORI E MISERIE DELLE CORTIGIANE." di HONORÈ DE BALZAC.. IL LIBRO. Romanzo appartenente alla tetralogia balzachiana denominata "La Commedia Umana" e vigorosa espressione della sua poetica, "Splendori e miserie delle cortigiane" è un'opera in divenire, modellata nel corso di tredici anni (1835-47). I quattro romanzi che la compongono sono dominati dalle figure di Esther, giovane e affascinante prostituta parigina, Lucien, di lei romanticamente innamorato, e Vautrin, il genio dell'energia al servizio del male. Intorno a queste figure forti dell'intreccio - spiega Lanfranco Binni nella sua introduzione - "l'immaginazione di Balzac costruisce potenti scenari psicologici e filosofici, ricchi di variazioni di sfumature. Ogni personaggio è la parte emergente e visibile di mondi sommersi, misteriosi, inquietanti. I destini e i comportamenti individuali rispondono a leggi che li determinano crudamente; legge delle leggi, il denaro". LA TETRALOGIA. La Commedia umana (La Comédie humaine) è un insieme di opere di Honoré de Balzac composto da 137 opere comprendenti romanzi realistici, fantastici e filosofici. Ma anche racconti, saggi, studi analitici, novelle raggruppate in un solo titolo secondo le edizioni. I testi sono classificati per ambiente sociale, per luoghi geografici o per categorie psicologiche (scene di vita privata, scene della vita di provincia) riunite in insiemi generici (studi di costume, studi analitici, studi filosofici). La scrittura dell'insieme si estende dal 1831, con La pelle di zigrino, al 1850, con le opere incompiute alla sua morte e completate da Charles Rabou: Il deputato d'Arcis (1854), I piccoli borghesi di Parigi (1856), Il conte di Sallenauve (1856) e anche I paesani, pubbilcai nel 1854 da sua moglie, Évelyne Hanska. L'opera, pubblicata nel 1841, è costituita da 137 libri nei quali si intrecciano le vicende di vita di ben 2209 personaggi. L'ambizione dell'autore era di descrivere in modo quasi esaustivo la società che lo circondava, costruendo così un edificio che avrebbe potuto "fare concorrenza allo stato civile". Voleva racchiudere tutta la sua epoca nella sua Commedia Umana. Tuttavia, nel 1837, il titolo che immagina per la sua opera è Studi sociali, che diventerà La commedia umana nel 1842, in riferimento a Dante. L'idea di collegare fra loro i racconti facendo rivivere i protagonisti di ogni romanzo o novella viene a Balzac nel 1835 con Papà Goriot dove si vede riapparire per la seconda volta il personaggio di Eugéne de Rastignac già presentato nel 1832 in Studio di una donna e Altro studio di una donna, pubblicato allora con il titolo Conversazione tra le undici e mezzanotte inserito nei Contes bruns. Balzac cambiava spesso parere e titoli durante le sue classificazioni. Prima univa Il messaggio e La Grande Bretèche, poi li ripubblicava separatamente. Il Colonnello Chabert invece comparve nella sua forma definitiva nel 1844, dopo una prima versione pubblicata nel 1832 con il titolo La transazione. Si avrà un'idea della molteplicità dei mutamenti della Commedia Umana consultando le note di ciascun titolo e la storia di ogni pubblicazione, con gli innumerevoli rimaneggiamenti che Balzac apportava fino a logorarsi in spese di stampa per la revisione delle bozze preparatorie. Balzac doveva certamente scrivere molto, velocemente e instancabilmente. Si racconta che abbia scritto in una sola notte, dalla sua amica Zulma Carraud al Polverificio di Angoulême, la Grenadière, che secondo Zulma Carraud fu scritto giocando al biliardo. "Lasciava il gioco, pregandomi di scusarlo, e scarabocchiava su un angolo di tavolo, poi tornava alla partita per abbandonarla ben presto". A partire dal 1834 Balzac concepisce la struttura de "La Commedia umana" come un edificio in tre parti. In una lettera all'amica Madame Hanska, con la quale ha un rapporto molto forte e profondo (infatti poi la sposerà), Balzac le spiega che il testo della "Comédie humaine" potrebbe essere suddiviso in tre grandi parti: « alla base dell'edificio gli studi dei costumi, che rappresentano gli effetti sociali. La seconda parte è costutuita dagli studi filosofici, poiché, dopo gli effetti verranno le cause. Poi, dopo gli effetti e le cause, si devono cercare i principi. I costumi sono nello spettacolo, le cause sono nei retroscena e nelle macchinazioni. I principi, è l'autore, ma, man mano che l'opera raggiunge in spirali le altezze del Pensiero, essa si misura e si condensa. » Pertanto, in ogni opera della Commedia Umana, gli effetti, le cause e i principi sono incessantemente mescolati come se ogni romanzo fosse costruito sul principio dell'edificio generale. In Le Lys dans la vallée, la storia d'amore di Henriette de Mortsauf e Félix de Vandenesse si svolge sul piano degli « effetti », l'analisi delle cause del fallimento apparente di questo amore si rapporta ai « principi » posti nella raffigurazione dell'infanzia concepita come carattere e come destino. Gli studi dei costumi offrono la storia generale della società, ma gli studi filosofici, composti da romanzi, racconti e novelle fantastiches sono per Balzac la chiave che permette di comprendere l'insieme della sua opera. Assegna loro un'enorme importanza e non per caso raggiunge il grande successo con la Peau de chagrin. Secondo lui: « Quest'opera lega gli studi dei costumi agli studi filosofici per mezzo dell'anello di una fantasia semi-orientale dove la vita stessa è presa dal Desiderio, principio di tutte le passioni. ». Honoré de Balzac impiega un metodo che Marcel Proust chiamò « il chiarimento retrospettivo », che consiste nel rivelare il passato di un personaggio soltanto molto tempo dopo la sua presentazione: un metodo che dona un soffio di vita in più e un supplemento di mistero alle sue opere. Jacques Collin, apparso in Le Père Goriot, viene delineato col nome di abate Carlos Herrera in Splendeurs et misères des courtisanes. La viscontessa di Beauséant di cui si assiste al triste fallimento in La femme abandonnée era stata una seduttrice durante tutta la Commedia umana. La principessa di Cadignan (altrimenti chiamata Diane de Maufrigneuse in les Secrets de la princesse de Cadignan), non smette mai di essere precisata, mostrata sotto tutte le possibili angolazioni, anche quelle più generose e inattese in le Cabinet des Antiques. Balzac utilizza anche il principio del narratore, come se l'autore del romanzo riproduca il racconto fattogli da qualcun'altro. Ciò permette una prospettiva di diversi luoghi alla volta allargando inoltre il panorama con delle storie nella storie. Balzac parte dall'anbiente immediato del narratore e sviluppa il racconto con ritorni et domande poste al narratore dai personaggi che lo circondano, introducendo suspense o commenti filosofici. Il medico Horace Bianchon è il narratore de La Grande Bretèche; il giornalista e scrittore Émile Blondet è testimone e narratore intermittente in le Cabinet des Antiques. Balzac è allo stesso modo scenografo, costumista e regista. Le minuziose descrizioni del mobilio di una casa, degli abiti dei personaggi fin nei più piccoli dettagli (Balzac impiega sempre i termini più precisi che ci siano per le stoffe, l'architettura degli interni e degli esterni, ecc.) sono quelle di uno scenografo. L'autore della Commedia umana allestisce le sue scene con una precisione quasi maniacale, cosa che spiega l'entusiasmo degli scenografi per i suoi testi, spesso adattati al grande e piccolo schermo. Se è vero che si possono leggere separatamente le singole opere della Commedia umana e apprezzarle singolarmente, è anche vero che non si possono comprendere a fondo la loro profondità e i loro significati retrospettivi senza collocarle nel contesto dell'intera opera. Gli innumerevoli « esploratori » della Commedia umana che si sono succeduti, da Charles de Spoelberch de Lovenjoul ai nostri giorni, da Ethel Preston a Marcel Bouteron, da S. Rogers a Maurice Bardèche, da Pierre-Georges Castex a Michel Butor, e quelli che continuano a farlo, non finiscono mai di scoprire tutte le risorse dell'immenso « poema » che rappresenta questo insieme, comparabile a quelli di Omero e di Dante. Da molto tempo ci si inganna a proposito di Balzac considerandolo per esempio un romanziere unicamente realista, perché si credeva di poterlo giuicare in base a tre o quattro capolavori isolati dall'insieme. Era un errore, perché non si può avvicinarsi al suo segreto se non si penetra nell'immensità dell'opera globale e non la si esplora nel suo complesso. Essa prende allora le sue vere proporzioni e quel carattere « visionario » che Baudelaire fu il primo a segnalare. La Commedia umana, nata spontaneamente e sottoposta più tardi a un « programma » è certamente un edificio unico, una sorta di labirinto dove ogni personaggio ci indica la direzione di un altro. Questo percorso non lineare può essere seguito per un certo tempo, abbandonato, e ripreso molto più tardi: esso accompagna lungo tutta una vita. Balzac aveva analizzato a più riprese tutte le classi sociali della sua epoca, stabilendo una sorta di catalogo ragionato dei tipi umani rappresentativi del proprio ambiente. Secondo la definizione di Bernard Pingaud nella sua introduzione a l'Envers de l'histoire contemporaine, romanzo della Commedia pieno di complotti: « La Commedia umana è lei stessa il prodotto di un complotto ordito sovranamente dall'autore durante quelle notti di veglia in cui egli aveva l'impressione di regnare sul mondo intero e di cui il senso celato gli è apparso da quando ha avuto l'idea di creare l'associazione immaginaria di personaggi che permette il loro ritorno da un libro all'altro. A partire da questo, si potrebbe imbastire tutta una teoria della finzione e mostrare che il romanzo balzachiano non somigli molto all'amalgama di piatto realismo e di romanzesco sbrigliato che spesso si intende con questo nome. Ma questa sarebbe un'altra storia, non meno segreta, qualcosa come l'inverso di un'opera. ». Balzac prediligeva la Francia, la sua provincia e le sue campagne, che descrive a volte con lirismo e che osservava con attenzione maniacale. Visitava frequentemente i luoghi che intendeva descrivere e parlava direttamente con molte persone destinate a diventare i suoi tipi umani. Si immergeva nella conoscenza degli argomenti che i suoi personaggi avrebbero dovuto affrontare nei loro dialoghi. Il lettore ha perciò l'impressione che l'autore si muova nel suo campo. Ma il realismo balzachiano non si limita alla semplice descrizione delle cose vedute. Tutto viene poi ricreato in frammenti geografici uniti fra loro come in un quadro impressionista. La Borgogna descritta nei Contadini somiglia molto alla campagna poco fuori Parigi; e d'altronde i personaggi vi fanno un andirivieni incessante. Balzac ricorre anche a supplementi di informazione quando ritiene di non conoscere abbastanza i luoghi: Marceline Desbordes-Valmore, originaria di Douai, gli offrì elementi per completare il quadro della città (che Balzac conosceva poco) e della vita di una famiglia borghese nella Ricerca dell'assoluto. Se la provincia (soprattutto la Turenna e i paesi della Loira) ha un rilievo incontestabile nella geografia della Commedia umana, il vero teatro dell'opera resta Parigi, nella quale l'autore torna continuamente, dopo esserne partito (La musa del dipartemento, Casa da scapolo, Béatrix). Parigi, personaggio quasi autonomo che sembra modellare qualsiasi protagonista, da dovunque venga (così Lucien de Rubempré, Rastignac), è un personaggio vivente, che respira e agisce. In questa città labirintica si passa dai saloni dorati del quartiere Saint Germain (Splendori e miserie delle cortigiane), alle strade fangose (La cugina Bette), a qualcosa di dantesco: "Ci sono due Parigi: quella dei saloni, delle atmosfere soavi, dei tessuti di seta, dei quartieri eleganti; e quella infernale delle orge, dei vicoli tetri (Ferragus), delle soffitte miserabili" (Jeanine Guichardet, Balzac, archéologue de Paris). Nell'introduzione alla Ragazza dagli occhi d'oro, Balzac presenta il mondo parigino sotto cinque "fisionomie" che sono altrettante sfere percorse dal "movimento ascensionale del denaro", cinque cerchi dell'inferno. È probabilmente questo contrasto tra miseria e splendore che sedurrà Charles Dickens e Fedor Dostoevskij, che a loro volta sviluppano i loro personaggi in città-labirinto, dal rigagnolo al palazzo. L'altro paese prediletto e ispiratore di Balzac è l'Italia, particolarmente Roma, Venezia (dove ambienta alcune opere in rapporto con le arti, pittura e scultura) e Ferrara (che è teatro di una versione balzachiana del Don Giovanni: L'elisir di lunga vita).


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